TL - Tiribocchi a TuttoLecce: "Lecce, ecco come si batte l'Atalanta"

Intercettato dalla redazione di TuttoLecce.net, ha parlato per noi l'ex attaccante di Lecce e Atalanta, Simone Tiribocchi
05.10.2019 09:30 di Stefano Di Bella   Vedi letture
© foto di Alessandro Pizzuti
TL - Tiribocchi a TuttoLecce: "Lecce, ecco come si batte l'Atalanta"

Simone Tiribocchi, 41 anni, oggi è un collaboratore del settore giovanile del Monza Calcio. Nella sua carriera da calciatore ha indossato, tra le altre, anche la maglia del Lecce. Con il club salentino ha collezionato 101 presenze, realizzando 42 gol nel corso delle tre stagione disputate in giallorosso (dal campionato 2006/07 al 2008/09). Non solo Lecce, però, per il bomber di Colleferro. Tiribocchi, infatti, ha vestito anche la maglia dell'Atalanta (prossimo avversario del Lecce in campionato) per tre stagioni: dal 2009/10 al 2011/12.

Simone Tiribocchi: 101 presenze con il Lecce, con il quale ha realizzato anche 42 gol tra Serie A e Serie B: la parentesi più importante della carriera dal punto di vista numerico.
"Si, a livello realizzativo con il Lecce, ho reso di più rispetto a tutte le altre squadre. Venivo dalla stagione col Chievo, dove giocai l'anno prima. Con la maglia giallorossa ho espresso il massimo quando è arrivato Papadopulo in panchina. Con il Lecce ho fatto tanti gol perché mi son trovato in un ambiente dove tutti credevano in me e nelle mie capacità. Inoltre, giocare in una squadra forte come era il Lecce in quegli anni, era un vantaggio per gli attaccanti: tutto diventava più semplice".

In quella promozione in Serie A nella stagione 2007/08, lei trascinò il Lecce nell'Olimpo del Calcio a suon di gol. Fu l'annata con più marcature (17 in campionato più 2 nei playoff).
"In quell'annata ci furono diverse cose che, sommate, ci consentirono di ottenere il salto di categoria. Io arrivai a Lecce grazie alla volontà del mister che, insieme al direttore Angelozzi, fecero di tutto per portarmi nel Salento. Quell'anno la società ha costruito una squadra forte, che mirava a vincere il campionato. Non fu così, ma in Serie A ci arrivammo lo stesso, attraverso i playoff. In ogni caso avevamo chiuso il campionato con 83 punti, arrivando terzi in classifica, a soli due punti dalla capolista Chievo".

Fu un'annata sfortunata quella successiva in Serie A, chiusa all'ultimo posto.
"Sì, fu un'annata sfortunata, anche perché conquistammo 34 punti, che non erano pochi. La Serie A è tutto un altro pianeta rispetto alla B. Nonostante questo a Lecce, quell'anno, giocai il primo campionato di Serie A come protagonista vero: infatti realizzai comunque undici gol, peccato che non son stati sufficienti per ottenere la salvezza".

Che presidente era Giovanni Semeraro?
"Era un Signore, con la S maiuscola. Un uomo di parola con uno stile unico. Quando ho saputo della sua scomparsa ci son rimasto molto male. Ripeto: era una persona fantastica, ma anche molto unica. Ricorda ancora che, alla vigilia di un'importante partita, il presidente Semeraro mi aveva promesso che, se avessi fatto gol, mi avrebbe prestato la sua barca per un giorno. Il risultato? Bhe... devo dire che il mare da queste parti è davvero molto bello (sorride, ndr)".

L'anno dopo passò proprio all'Atalanta. Scelta personale o semplicemente la fine di un ciclo?
"Di comune accordo con la società decidemmo che le nostre strade si sarebbero divise. Ma fu una decisione, ripeto, presa di comune accordo e senza rancore: semplicemente fu la fine di un ciclo. Nonostante la cessione all'Atalanta, con il presidente Semeraro ci sentivamo spesso".

Anche qui non andò molto bene... Si susseguirono persino tre allenatori: Gregucci, Conte ed infine Mutti.
"Fu un'annata molto complicata. A livello personale anche qui feci abbastanza bene, realizzando undici gol… Con Gregucci non giocavo. Poi arrivo mister Antonio Conte con il quale realizzai ben 5 gol di seguito. Conte già allora era come lo vedete oggi: forte e determinato per la sua strada al di là di tutto e tutti. Purtroppo non gli fu dato il tempo di mettere in atto quella che era la sua idea di calcio. Arrivando a campionato in corso non è mai facile".

Quando e dove è nato il soprannome "il Tir"?
"Quando giocavo a Benevento, il giornalista del Corriere dello Sport, Ettore Intorcia, trovò per me questo soprannome. Mi disse che ero potente e inarrestabile proprio come un tir. Tra l'altro, è anche la parte iniziale del mio cognome... insomma era perfetto. Fu una trovata geniale da parte sua. A Lecce poi, insieme anche all'aiuto di mia moglie, inventai quell'esultanza che diventò il mio marchio di fabbrica. Ancora oggi la gente, quando mi incontra, esulta in quel modo".

Ha avuto modo di vedere il Lecce quest'anno? Che idea si è fatta?
"Il Lecce di quest’anno mi sembra molto simile a quello dell’anno scorso. Tutti pensavano che magari potessero arrivare con il fiatone a fine campionato, ma così non è stato: si è rivelata la piacevole sorpresa del campionato cadetto lo scorso anno. È stata una squadra costruita senza grandissima esperienza per la categoria, ma con tanta gavetta nelle serie minori da parte di molti giocatori: questo credo che sia altamente formativo. Giocatori come Falco, Mancosu, Petriccione e Tabanelli hanno fatto un percorso della carriera molto tosto. Si sono costruiti un carattere molto importante e hanno regalato questo sogno ad una città che merita la Serie A".

L'Atalanta, nel corso degli anni, ha avuto una crescita esponenziale come club: da semplice "squadra-salvezza" è arrivata in Champions League. Dove può arrivare la squadra di Gasperini?
"L'Atalanta è una squadra che, grazie alla lungimiranza della società, è arrivata a giocarsi la Champions League, obiettivo impensabile fino a qualche anno fa. Ma questo non è stato un caso, ma il frutto di un lavoro importante che mira alla valorizzazione dei propri giovani. Anche quest'anno la squadra di Gasperini è molto forte e sicuramente dirà la sua in questo campionato. Conoscendo la mentalità della società, non si fermeranno qui: avranno ancora voglia di crescere".

Atalanta-Lecce: quasi un testa coda. Come si batte l'Atalanta di Gasperini?
"Il Lecce ha dimostrato di saper giocare bene soprattutto fuori casa. Non era scontato vincere in campi come quelli di Torino e Ferrara, ma lo hanno fatto. È normale che se l'Atalanta imposta il match sotto l'aspetto fisico e dell'intensità, il Lecce potrebbe andare in difficoltà. Contrariamente, se i giallorossi impostano la partita sfruttando il palleggio, probabilmente gli uomini di Gasperini potrebbero andare in difficoltà".

Per chi farà il tifo domenica?
"Non faccio il tifo per nessuna in particolare. Lecce e Atalanta sono due squadre dove ho dato tanto a livello calcistico. Tiferò per il bel calcio, sperando che sia una bella partita".

Ultima domanda extra campo: È stato a Lecce per ben tre stagioni. Non ha potuto non apprezzare le specialità salentine: meglio il rustico o il pasticciotto?
"Questa è una domanda senza risposta. Chiedere se sia meglio il rustico o il pasticciotto è come se ci domandassimo se Messi è più forte di Ronaldo (ride, ndr). In ogni caso dipende molto dall’orario: il giorno di Lecce-Roma ero al Via del Mare, la scelta fu abbastanza semplice: al mattino ho mangiato il pasticciotto, la sera invece spazio al rustico. Lecce è una città fantastica. È bello vivere in una città come Lecce, ricca di arte e storia... ma indubbiamente anche di buon cibo".

È vietata la riproduzione totale dell'intervista. È consentita, invece, la riproduzione parziale previa citazione del sito TuttoLecce.net.